Università, la stretta dell’Anac e del Ministero sul doppio lavoro

 

Negli ultimi giorni si è letta la notizia concernente ciò che troviamo definito un “giro di vite sul doppio lavoro”. Di cosa si tratta? Precisamente parliamo di una situazione che interessa le università italiane. O meglio, che interessa i docenti degli atenei con qualche lavoro di troppo.

Il perché si è reso necessario tale intervento lo chiosiamo con semplici passaggi. In tale fattispecie, prima di tutto, viene alla luce il disposto del d. lgs. n° 165/2001 recante “norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni” e che mette in rilievo il principio del rapporto in esclusività con la Pubblica Amministrazione. Quest’ultimo grava anche sul mondo accademico dal momento che l’art. 1, punto 2, contenuto nel Titolo I disponente i principi generali del suddetto decreto, stabilisce che “per pubbliche amministrazioni si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative e […] le istituzioni universitarie.”

Il principio di cui sopra lo troviamo specificamente disposto all’interno dell’art.53 rubricato “incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi” e la cui formulazione è diretta ad evitare l’insorgere di conflitti di interessi tra le Amministrazioni e i dipendenti. A violare tale massima è il fenomeno di cui abbiamo parlato prima, abbastanza frequente nelle università dentro le quali sui docenti a tempo pieno si registra un cumulo di ruoli e incarichi.
Difatti, a riguardo, emerge un’indagine condotta dal reparto Nucleo Speciale per la Spesa Pubblica della Guardia di Finanza, denominata “Progetto Magistri”, che interessa il doppio lavoro di 411 professori universitari e stima un danno all’erario di circa 42 milioni di euro.

Così, ritornando all’incipit, nei giorni scorsi l’uscente Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, in sinergia con l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), ha inviato a tutti i rettori un atto di indirizzo su corruzione e trasparenza per scongiurare il fenomeno. Su come quest’ultimo si sia reso possibile è di facile intuizione. Ancora una volta ci rifacciamo al grottesco binomio “molte leggi, molte lacune” per cui determinate zone grigie dell’ordinamento in materia hanno concesso a professori di ricoprire incarichi in eccesso, facendo per di più appello al fatto che diverse leggi siano rimaste inapplicate. L’atto di indirizzo in questione non si esaurisce nelle più strette misure di incompatibilità nel caso di cumulo di incarichi.
Questo, composto di 26 pagine divise in 3 parti, interviene anche in materia di concorsi chiedendo di aumentare le risorse finanziarie per favorire l’indizione di bandi aperti all’esterno anziché all’interno, agevolando l’assunzione di professori e candidati esterni. Per quanto riguarda la composizione delle commissioni per il reclutamento dei ricercatori, dei professori associati e ordinari, il provvedimento amministrativo raccomanda che siano composte a maggioranza da esterni con il metodo del sorteggio.

Il dato davvero interessante, ancora, è l’esclusione dall’assunzione alla carica di professore a tempo indeterminato e di ricercatore e dal conferimento di assegni e/o contratti di chi ha parentela o affinità fino al quarto grado con un professore dell’ateneo, con il rettore, con il direttore generale o con un membro del CdA. Vedremo se tale atto fungerà da spada di Damocle ai fenomeni di maladministration e cattive condotte da parte dei docenti. Di sicuro è una grande risposta dello Stato per riempire quei vuoti di sistema che hanno dato sfogo alla cattiva amministrazione. Staremo a vedere se stavolta funzionerà. Il mondo accademico ne gioverebbe, tornando ad essere quel “luogo di luce, di libertà e di studio.

 

Simone Codispoti
Socio UMG Catanzaro

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