La violenza contro le donne: un fenomeno in costante aumento

“Io sono io. Tu sei tu. Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative. Tu non sei al mondo per soddisfare le mie”

(Preghiera della Gestalt)

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“Alle ragazze voglio dire che non è amore sentirsi annientate psicologicamente, rinunciare alla propria indipendenza, a essere sé stesse, solo perché lo vuole lui. Vogliatevi bene e credete in voi stesse. E sappiate che ogni forma di violenza subita non è colpa vostra perché avete scelto l’uomo sbagliato, ma è colpa di chi l’ha commessa. L’amore non tollera nessuna forma di violenza, mai” (Lucia Annibali).

La violenza contro le donne è un fenomeno in costante aumento. I dati ci dicono che 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi, infatti il 62,7% delle violenze è commesso da un partner attuale o precedente (ISTAT, 2015).

Oggi, 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al fine di sensibilizzare la comunità rispetto ad un tema di fondamentale importanza per la nostra società.

Nel trattare il tema della violenza sulle donne, farò riferimento alla lezione tenuta dalla Dott.ssa Federica Facchin, Docente di Psicologia clinica dei legami familiari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, al fine di leggere il fenomeno in un’ottica psicologica e logica.

Un cambiamento molto importante rispetto al tema si verifica nel 1979 grazie ad un famoso processo penale durante il quale l’avvocatessa Tina Lagostena Bassi denuncia un modo di funzionare dei processi per stupro che consisteva in una demolizione sistematica della donna vittima di violenza, ovvero una conversione della donna da vittima di violenza a provocatrice dell’ira dell’uomo. Dal punto di vista culturale, il discorso femminista attribuisce l’origine della violenza sulle donne ad un sistema fortemente patriarcale che ha da sempre situato l’uomo in una posizione superiore e la donna in una posizione subordinata.

Intimate Partner Violence

Nel parlare di violenza dobbiamo fare una distinzione tra la violenza domestica e l’Intimate Partner Violence (IPV), in quanto la violenza domestica riguarda un’ampia gamma di atti violenti che si verificano all’interno della famiglia non solo ai danni della donna ma anche dei bambini, o degli anziani. Al contrario l’IPV riguarda principalmente la relazione intima e va a connotare un’ampia gamma di violenze perpetuate da partner o ex partner.

Nelle IPV parliamo di perversione relazionale, dove con perversione non intendiamo solo qualcosa che riguarda l’ambito sessuale, ma che riguarda le modalità con cui vengono gestite le relazioni. Con perversione indichiamo quei comportamenti o stili relazionali che determinano un deterioramento della relazione e non hanno a cuore la soggettività dell’Altro.

Meltzer (1973) dice che “Non c’è attività umana che non possa venire pervertita, dato che l’essenza dell’impulso perverso consiste nel trasformare la parte buona in cattiva, conservando l’apparenza della bontà … così l’impulso perverso si lega a quello criminale attraverso il desiderio di svalutare e disprezzare gli oggetti buoni”.

Esistono dei fattori di rischio che possono predire la violenza?

Molti studi longitudinali hanno cercato di indagare la presenza di possibili fattori di rischio come predittivi di violenza. In questi studi sono emersi fattori principalmente individuali, come: la presenza nel soggetto di attaccamento insicuro e disorganizzato, la trasmissione generazionale di pattern di violenza, l’età, l’abuso di alcol e sostanze, la dipendenza da gioco d’azzardo, i disturbi di personalità. Ma gli studi ci mostrano come sia insufficiente considerare solo i tratti individuali, in quanto è importante andare ad esplorare la qualità del legame. Un fattore molto importante, emerso in questi studi, è il disturbo narcisistico di personalità, identificato come chiave di lettura del fenomeno. Il soggetto che presenta un disturbo narcisistico di personalità presenta un quadro di grandiosità, necessità di essere oggetto di ammirazione, mancanza di empatia. Tali soggetti si ritengono superiori, speciali e unici e si aspettano ammirazione dagli altri. Approfittano degli altri per i propri scopi, mancano di empatia e sono incapaci di riconoscere i sentimenti e le necessità degli altri. Presentano una modalità affettiva di tipo predatorio.

Ma come si collega il concetto di perversione relazionale al narcisismo?

Il concetto di perversione relazionale nasce con Recamier, il quale fa riferimento alla patologia perversa “non sessuale, ma morale, non erotica ma narcisistica”.

Come abbiamo visto, la caratteristica fondamentale del disturbo narcisistico di personalità è l’incapacità di provare empatia verso l’altro, riconoscerlo nella sua soggettività e soprattutto accettare la sua diversità. Il narcisista ha relazioni con oggetti-sé in quanto non istaura vere relazioni ma l’altro viene utilizzato solo per raggiungere i propri scopi e aumentare la propria percezione di grandiosità e la propria autostima. Il narcisista è un soggetto fragile che si nutre della sostanza che riesce a risucchiare all’altro.

Racamier (1992) sostiene che il principale obiettivo dell’azione perversa è quello di calpestare la verità e di manipolare cose e persone ai propri fini, primo fra tutti l’evitamento di ogni conflitto interiore. Usando l’altro il perverso si risparmia del lavoro psichico, o meglio se ne difende, in quanto si difende dalla sofferenza che il lavoro psichico comporta, e fa pagare il conto ad altri.

Pertanto possiamo dire che nei soggetti narcisistici vi è la necessità che l’immagine dell’altro corrisponda alla propria e quando ciò non accade si scatena la rabbia e l’aggressività.

Come si perpetua la violenza nelle relazioni?

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Per avere un’idea chiara di come si perpetua la violenza nelle IPV prendiamo in considerazione un modello che in letteratura è noto come <<spirale della violenza>>.

Il clima di violenza nella coppia si sviluppa nel tempo, ma possiamo affermare che nella maggior parte delle situazioni la violenza si manifesta nel momento di costituzione della coppia, quindi in un tempo definito il tempo della seduzione (tempo 0). In questa fase la seduzione è finalizzata all’annichilimento delle differenze dell’Altro e alla costituzione di una coppia fusionale. Il tempo della seduzione crea le fondamenta per l’innesto di un legame violento.

A seguire abbiamo il tempo dell’intimidazione (tempo 1) che si manifesta attraverso la coercizione, il controllo economico, le minacce, il terrore di subire aggressioni fisiche ed il ricatto.

Segue l’isolamento (tempo 2), attraverso il quale l’uomo costringe la donna a interrompere i legami con la famiglia d’origine e con il contesto sociale. Sappiamo bene come l’isolamento crea terreno fertile per la violenza e rende la donna molto fragile.

L’escalation della violenza passa attraverso la svalorizzazione (tempo 3) della donna al fine di distruggere la sua autostima per renderla maggiormente fragile e vulnerabile.

Altra caratteristica è la segregazione (tempo 4) che incrementa l’isolamento fisico ed emotivo della donna. Nel momento in cui la donna decide di ribellarsi e di uscire dalla relazione di violenza, assistiamo ad un passaggio da una violenza latente e psicologica alle aggressioni fisiche e sessuali (tempo 5).

Una fase molto significativa è quella delle false riappacificazioni (tempo 6), cioè falsi pentimenti caratterizzati da frasi come “Non lo farò più” “Ti giuro che cambierò” che hanno come esito il fomentare le speranze della donna impedendole di uscire da quella relazione violenta. In realtà si tratta di una strategia messa in atto dall’uomo al fine di perpetuare il controllo sulla donna.

Ulteriore fase della spirale è il ricatto sui figli (tempo 7), il partner minaccia la donna di toglierle i figli se decide di lasciarlo, facendo affidamento sulla non conoscenza da parte della donna dei propri diritti.

Nel concludere questo breve articolo, vorrei riflettere sulla differenza tra Amore e Violenza, citando una frase con la quale la Dott.ssa Facchin ha concluso la lezione e che oggi vorrei condividere con voi: “Se la violenza mira alla distruzione della singolarità, l’amore implica l’unicità del soggetto”.

 

Dott.ssa Chiara Torchia

Presentazione2

3 commenti su “La violenza contro le donne: un fenomeno in costante aumento

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