La necessità di informarsi sui marchi di qualità: eccellenze della produzione italiana

L’ortofrutta è da sempre uno dei settori più fiorenti del panorama nazionale. Il CSO Italy (Centro Servizi Ortofrutticoli) si occupa di monitorare costantemente l’andamento dei consumi, il cambiamento degli stili alimentari e le nuove tendenze dei mercati. “Non basta più solamente fare sistema, oggi” afferma Paolo Bruni, numero uno del CSO, bensì occorre prestare particolare attenzione all’immagine dell’ortofrutta in Italia e in Europa e all’immagine intrinseca di valori che quest’ultima trasmette al cliente. Recentemente si è ulteriormente rafforzato il primato italiano per numero di prodotti DOP e IGP, raggiungendo 818 indicazioni geografiche riconosciute a livello europeo. Ma perché i consumatori tendono ad acquistare questi prodotti? O a preferirli rispetto ad altri? È necessario fare chiarezza su alcuni punti.

Talvolta, soprattutto nelle grandi città, i consumatori ritengono giusto acquistare prodotti a km 0 pensando che siano più freschi rispetto agli altri, avendo percorso poca distanza per raggiungere il punto vendita: ciò è parzialmente vero. In realtà la legge emanata nel luglio 2008, partita dalla Coldiretti Veneto, sancisce il vero significato del termine: i prodotti a Km 0 vengono acquistati direttamente dai coltivatori locali e portati nei supermercati. Si può affermare dunque, che questo genere di prodotti si differenzino dagli altri solo per aver “saltato” tutti i passaggi intermedi che contraddistinguono la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli, arrivando subito sulle tavole degli italiani. Ciò prescinde dal fatto che il prodotto sia più fresco, in parte per il tempo di percorrenza, ma soprattutto perché avendo accorciato la filiera il prodotto raggiungerà il consumatore in un tempo più breve rispetto a quello solitamente impiegato.
In atre parole, questa legge ha lo scopo ultimo di incentivare la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli di prodotti da loro stessi coltivati ma non di garantire la qualità del prodotto.

È necessario far luce su un altro punto fondamentale della cosiddetta “spesa intelligente”: molte volte gli italiani sono disinformati sui marchi per i prodotti a denominazione d’origine.
L’Italia è leader in Europa per i marchi DOP, IGP e STG che occupano parte integrante del nostro Paese. Dal Rapporto 2017 Ismea Qualivita, si evince che il comparto abbia raggiunto valori i produttivi più alti di sempre con 14,8 miliardi di valore alla produzione e 8,4 miliardi di valore all’export. Dati che testimoniano una crescita del 6% su base annua e un aumento dei consumi nella Grande Distribuzione Organizzata del 5,6% per le vendite food a peso fisso e dell’1,8% per il vino. Anche il trend degli ultimi 10 anni mostra una crescita continua del sistema DOP-IGP che ha così affermato il proprio peso economico nel Paese fino a rappresentare l’11% dell’industria alimentare e il 22% dell’export agroalimentare nazionale.
L’elevata qualità è sicuramente la punta di diamante di tutta la produzione italiana ed Europa ma si ricordi che le caratteristiche eccezionali di questi prodotti sono legate al luogo di produzione in primis, e ai metodi utilizzati per produrli. Non è quindi sostanzialmente garanzia di qualità e salubrità del prodotto il marchio in sé, infatti, ne garantisce solo la provenienza.

L’Unione Europea, agli inizi degli anni ‘90 ha emanato alcune normative, nello specifico il Regolamento n. 2081\92, relativo alla protezione dell’indicazione geografica e della denominazione d’origine per i prodotti alimentari, e il Regolamento n. 2082\92, relativo al riconoscimento della specificità. Questo ha permesso negli anni di sviluppare i marchi DOP e IGP, che sono indicativi di un particolare luogo o di una regione, e il marchio STG, che è indicativo di determinate procedure attuate per la preparazione secondo il metodo tradizionale. Anche in questo caso, il fine ultimo della legislazione è tutelare produttori e consumatori dalla produzione di imitazioni sleali ed incentivare l’acquisto e il commercio di prodotti Made in Italy.
Analizzando le caratteristiche dei prodotti a cui appongono i vari marchi è interessante notare che, ad esempio, i prodotti a marchio DOP devono sottostare ad alcune condizioni: la qualità del prodotto deve essere indissolubilmente legata alle specificità ambientali del suo luogo di produzione, dove con specificità ambientali si intende le caratteristiche umane e naturali del luogo, nonché la conoscenza delle popolazioni locali e le condizioni climatiche e del suolo, inoltre la lavorazione e produzione del prodotto devono svolgersi interamente nell’area geografica di cui il prodotto porta il nome. Alcune registrazioni del marchio però, a norma di legge, possono attingere le materie prime da un’area geografica diversa da quella di trasformazione, purché sussistano delle specifiche condizioni. Il marchio IGP, invece, collega i prodotti alla regione nella quale vengono lavorati. Le caratteristiche che devono sussistere affinché venga apposto questo marchio sono le seguenti: il prodotto deve avere uno stretto collegamento con l’area geografica in cui viene prodotto, a differenza del prodotto DOP, però, per il prodotto IGP è sufficiente che almeno una tra le fasi di produzione del prodotto, tra lavorazione confezionamento etc. sia svolta in quell’area.  È necessario, dunque, informarsi sulle caratteristiche intrinseche del prodotto e verificare che soddisfi le proprie esigenze prima di acquistarlo.

Nonostante ciò le analisi territoriali e gli impatti economici per provincia italiana mostrano un comparto che coinvolge capillarmente tutto il Paese. In Italia primeggiano le piccole-medie imprese. Nel Nord-Est si trova la maggioranza dei distretti più rilevanti economicamente (58% valore food, 56% valore wine), dalla Food Valley emiliana al distretto del Prosecco veneto-friulano non sono pochi i territori che hanno beneficiato della forte crescita dei prodotti registrati. Produzioni più piccole, esprimendo al massimo il proprio potenziale, riescono a trainare il settore agroalimentare di qualità da Nord a Sud del Paese.

Giorgia Cardinale
Segretario Generale

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