Fuga dalla Calabria o Calabria in fuga?

Un’analisi del rapporto “L’economia della Calabria” di Banca d’Italia.

 

                                            

La presentazione del rapporto annuale “L’Economia della Calabria” di Banca d’Italia fotografa in maniera chiara ed inequivocabile la situazione vissuta dalla nostra Regione. Vengono alla luce diverse dinamiche territoriali e le diverse contraddizioni che, numeri alla mano, segnano anche quest’anno un saldo negativo su diversi fronti. Un territorio quello calabrese che dall’inizio del periodo di crisi ad ora segna ancora un -10% del PIL e 60 mila posti di lavori in meno, tutto questo si unisce ad un saldo demografico negativo e alla preoccupante, sempre più crescente, fuga di giovani laureati verso il centro-nord del Paese o l’estero. Il dato più preoccupante risulta infatti quello della fuoriuscita netta dalla Calabria di circa 26.000 laureati nell’arco del decennio che va dal 2006 al 2016. Rispetto al passato aumentano i laureati calabresi ma l’incidenza sulla popolazione residente è ancora bassa, tutto questo infatti risulta vanificato dai flussi migratori che spingono buona parte di questi ad andare a ricercare lavoro altrove. Al netto dei flussi migratori invece la crescita dei laureati in relazione alla popolazione sarebbe in linea con la media nazionale e porterebbe un significativo saldo positivo, fondamentale alla crescita sociale e culturale regionale.

Il lavoro diventa perciò la vera sfida del nostro tempo, incrociare domanda e offerta significa operare affinché le risorse economiche e umane utilizzate per formare personale altamente qualificato non vadano a produrre ricchezza solamente in altri luoghi del paese, più densamente popolati e altamente industrializzati. Succede infatti che il tasso dei disoccupati laureati in Calabria risulta il doppio rispetto al valore nazionale,  cifre importanti che frenano sensibilmente la crescita, lo sviluppo locale e le legittime prospettive dei giovani. Le cause sono molteplici e spesso hanno radici profonde, per affrontarle è necessario contestualizzarle al fine di provare ad individuare azioni puntuali da intraprendere per invertire questo trend negativo.

Il tessuto economico e produttivo calabrese vive un periodo di debole ripresa, caratterizzato dalla presenza di  luci e ombre, questo presenta tante differenze soprattutto determinate da settori deboli che soffrono e stentano a crescere ed altri che migliorano sensibilmente, su tutti l’export, e che complessivamente spingono il dato di crescita del PIL calabrese a +0.8%. Il tessuto produttivo è inoltre caratterizzato per la maggior parte da piccole aziende, spesso a conduzione familiare, che non offrono concrete opportunità di lavoro in tanti settori specifici da cui provengono proprio tanti laureati calabresi. Spesso la programmazione dell’offerta formativa delle università calabresi non incrocia la domanda del tessuto economico locale e porta ad una migrazione, in alcuni casi necessaria, per trovare lavoro coerentemente con il percorso di studi intrapreso. Risulta impellente la necessità di mettere in rete il sistema universitario calabrese rendendolo complementare, evitando di creare doppioni inutili e cercando di supportare la crescita economica del territorio sfruttando le multidisciplinarietà e le contaminazioni dei diversi ambiti, all’apparenza distanzi, la cui applicazione può creare nuove frontiere di sviluppo reale.

Sono diverse le questioni prioritarie sensibili alla popolazione residente e per le quali si chiede di trovare soluzioni rapide e decise, volte a porre fine ai disagi del passato che sono stati spesso affrontati con superficialità e poca lungimiranza. Possiamo citare su tutti Sanità, Dissesto idrogeologico e Infrastrutture, temi sensibili quanto dimenticati per decenni dalle azioni di amministrative locali. Mettere insieme l’Informatica e la Fisica dell’Università della Calabria con la Medicina e l’Ingegneria Biomedica dell’Università di Catanzaro per sviluppare sul territorio innovazioni sul tema. Creare rete tra i Corsi di laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Reggio Calabria con i dipartimenti dell’Unical di Biologia, Scienze della Terra e di Ingegneria Ambientale. Rafforzare il legame tra i corsi di laurea di Giurisprudenza presenti in tutti e tre gli atenei e metterli in comunicazione al fine di favorire programmi di studi diversi e complementari, confrontandoli  e contaminandoli con le materie economiche di Cosenza e Catanzaro, senza tralasciare poi l’enorme potenziale rappresentato dal Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Unical e la storica Scuola Superiore di Pubbliche Amministrazioni che da decenni formano eccellenti professionisti del settore. Nato come un polo scientifico l’Unical presenta anche una forte tradizione nel Dipartimento di Studi Umanistici nei quali si incardinano corsi di laurea di particolare rilevanza per il territorio ricco di storia che li circonda e che approfondisco le ricerche in ambito archeologico, storico, dei classici latini e della letteratura italiana.

La pluralità di competenze presenti in Calabria è una ricchezza da non disperdere, condizione necessaria per la crescita è prendere coscienza dell’enorme potenziale presente e della ricaduta che può avere sul territorio in termini occupazionali. Il modello statunitense della Silicon Valley non è un sogno impossibile da perseguire, qui il miracolo dello sviluppo tecnologico si è fermato diversi anni fa e può ripartire con scelte politiche mirate a creare una rete solida tra università e imprese. La ricaduta sarebbe importante soprattutto in termini sociali, abbattere gli alti tassi di disoccupazione o di “neet” consente di combattere considerevolmente fenomeni criminali presenti, favorendo l’ingresso nel mondo del lavoro alle categorie più deboli e l’aiuto concreto a zone decisamente più svantaggiate. La distribuzione delle opportunità di lavoro viene prima di interventi a pioggia che spesso si risolvono con un nulla di fatto, razionalizzare l’intervento pubblico senza disincentivare l’iniziativa privata, questa spesso vittima della burocrazia che ne rallenta i processi. Fare rete è il modo migliore quindi per abbattere la fuga di intere generazioni, che dopo essersi laureate e specializzate, creano ricchezza altrove impoverendo questo territorio che oggi più che mai ha bisogno di nuova linfa per ripartire e correre per colmare il gap accumulato in anni di cattiva gestione delle proprie potenzialità.

 

Domenico Tulino
Resp. di sede UniCal

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