Educazione Finanziaria: Italia tra gli ultimi in Europa e senza strategia nazionale

“L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il Presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra.” <<Nelson Mandela>>

 

Nel corso degli ultimi anni si è arricchito il dibattito internazionale sull’importanza di diffondere e sviluppare le conoscenze in materia finanziaria (financial education), considerata nel mondo un’attività strategica e meritevole di ampi e considerevoli investimenti.

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è l’organismo che per primo si è occupato di educazione finanziaria, definendola come:

il processo attraverso il quale i risparmiatori e gli investitori, migliorano la propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’informazione, l’istruzione e la consulenza, sviluppano le capacità e la fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie per effettuare scelte informate”.

 

La recente crisi ha evidenziato una vistosa asimmetria informativa nel mercato finanziario. Alla luce delle cause e dell’andamento della crisi, il tema dell’educazione finanziaria è diventato causa di maggiore preoccupazione e di crescente attenzione per i Governi.

 

Nel contesto nazionale italiano, la Banca d’Italia è stata tra i primi a portare all’attenzione del Paese l’importanza del tema dell’educazione finanziaria. Già dagli anni 2000, l’istituto bancario collabora con il MIUR per il progetto “educazione finanziaria nelle scuole” che, rivolto ai ragazzi di tutti i livelli scolastici, ha raggiunto nell’edizione 2014/2015 oltre 60.000 studenti.

L’ultima rilevazione, svolta nel 2015, colloca l’Italia al 44° posto per diffusione dell’educazione finanziaria, ultimo tra i paesi del G8 e penultimo posto (vedi grafico) tra i paesi dell’ ”Europa dei 15”. Lo studio è stato condotto da Standard & Poor’s in collaborazione con Gallup e ricercatori di diverse Università, coinvolgendo 150.000 persone in 144 Paesi del mondo al fine di valutare la loro preparazione sugli aspetti finanziari di base.

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I dati emersi dallo studio non sono incoraggianti, a livello mondiale la media della popolazione con una conoscenza finanziaria discreta è molto bassa (33%). Altro dato saliente è la differenza di preparazione rilevata tra i Paesi partecipanti. Il Nord Europa occupa le prime tre posizioni con Norvegia, Svezia e Danimarca (71%), seguite da Israele (68%), Canada (68%) e Regno Unito (67%), mentre tra le nazioni che hanno registrato le prestazioni peggiori troviamo Yemen (13%), Albania (14%) e Afghanistan (14%). L’Italia si posiziona 63esima, a metà classifica, superata oltre che da quasi tutti i suoi partner europei anche da numerose nazioni di altri continenti come Australia, Stati Uniti, Cameroon, Senegal e Turkmenistan (vedi grafico).

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Le esperienze internazionali raccolte in ambito OCSE-INFE evidenziano come sia essenziale definire una strategia nazionale per assicurare l’erogazione di servizi di formazione/informazione idonei a fornire ai cittadini strumenti per affrontare le scelte finanziarie lungo il corso della propria vita.

La più recente rilevazione dell’OCSE, riferita al 2015, ha evidenziato che sono 59 i Paesi che nel mondo hanno implementato una strategia nazionale di educazione finanziaria. L’Italia non è ancora tra questi, mentre le esperienze più consolidate sono quelle di matrice anglosassone.

Un intervento legislativo in materia di educazione finanziaria è utile, auspicabile e soprattutto responsabile. Rappresenterebbe un passo avanti decisivo nella direzione, già intrapresa tra i principali soggetti interessati, di una strategia nazionale volta ad accrescere le conoscenze della popolazione in campo bancario, assicurativo, previdenziale e finanziario al fine di rendere i cittadini più consapevoli e capaci di migliorare il proprio benessere. Un passo in questa direzione porterebbe a rendere il mercato più inclusivo, efficiente e stabile, facendoci intraprendere il percorso seguito dai paesi più avanzati.

 

Dott. Vittorio Oliveto

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