Clonazione: nuovi scenari della biomedica o minaccia?

Zhong Zhong e Hua Hua sono le prime due scimmie al mondo clonate alla Chinese Academy of Sciences. Ciò accade 19 anni dopo la prima clonazione di un primate, Tetra, ottenuta attraverso una tecnica che imita il processo naturale all’origine dei gemelli: la scissione dell’embrione.
Zhong Zhong e Hua Hua sono invece gli unici primati clonati con la tecnica della famosissima pecora Dolly, cioè il trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo «da copiare» in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. È risaputo, le scimmie sono gli esseri appartenenti all’universo animale che più si avvicinano all’uomo e finora ogni tentativo di clonazione era fallito perché i nuclei delle cellule delle scimmie sono troppo complessi e alcuni geni impediscono lo sviluppo dell’embrione. All’accademia Cinese della Scienza di Shangai, invece, attraverso l’ausilio di specifici interruttori molecolari sono riusciti a riattivare la cellula permettendone la crescita e lo sviluppo.

Quali sono i principali benefici? Carlo Alberto Redi, genetista dell’Università di Pavia ha dichiarato: “Sarà importante per la ricerca avere a disposizione animali geneticamente identici più vicini all’uomo, come ora accade per esempio con i topi. Ciò permetterà di eliminare variabili inevitabili negli animali riprodotti naturalmente”. Senza contare i possibili impieghi in campo di preservazione di razze animali in via d’estinzione. Ma il risultato ottenuto più rilevante è la possibilità di intervenire sui geni in maniera più precisa e puntuale, riducendo il rischio di malattie genetiche importanti. Fare in modo, dunque, che una cellula somatica possa essere “spenta” e “riaccesa” in vari modi per indirizzarla allo sviluppo corretto.

La domanda che segue è: la morale come interviene sull’argomento?
Le prime preoccupazioni ad essere espresse sembrano provenire dal cardinale Elio Sgreccia, teologo e portavoce del Vaticano sui temi della bioetica, che ha definito l’esperimento “una minaccia per il futuro dell’uomo”. In realtà, a differenza del parere che la Chiesa ha espresso in merito alla clonazione umana, definendola un “abominio totale”, non ha totalmente condannato la clonazione sugli animali, lasciando il tema alla valutazione responsabile degli scienziati. Di fatto, il passaggio dalla Pecora Dolly a Zhong Zhong e Hua Hua, ha definito un enorme passo avanti in quest’ambito: la possibilità di clonare un animale così simile all’uomo rappresenterebbe il passo subito precedente alla clonazione dell’uomo stesso e una minaccia per l’umanità intera.
“La vita umana non è stata programmata per essere attivata con sistemi di tipo artificiale ma dall’incontro di due gameti, uno dell’uomo e l’altro della donna» ha dichiarato il genetista direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Bruno Dallapiccola, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000”, schierandosi dalla parte “etica” di quel dibattito che inevitabilmente si apre quando i progressi scientifici smuovono le fondamenta delle precedenti certezze. È il caso di mettere un punto alla ricerca scientifica? In merito interviene Carlo Alberto Redi dichiarando: “epigenetica significa intervenire sul Dna per condizionarne il comportamento: è qualcosa che riguarda tutti noi, e condiziona lo sviluppo di molte malattie. Capire in che modo l’ambiente interviene sul Dna e come lo modifica in modo tale da farci ammalare, è quanto ci interessa di più oggi. Così agiscono il fumo per i tumori, o gli zuccheri eccessivi, eccetera”. Di fatto, dal canto suo, stiamo solo imitando come l’ambiente interagisce con il nostro corpo modificandolo, ma questa volta in maniera produttiva e positiva.

Giorgia Cardinale
Segretario Generale BeGov

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