Un’Europa più forte

Restituire, ai paesi membri, la virtù perduta: quella di poter decidere e di poter tornare a pensare in grande.

Il 26 maggio 2019 si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo e, per la prima volta, a causa della Brexit, non parteciperà alla distribuzione dei seggi il Regno Unito. 27 dei 73 seggi appartenenti a quest’ultima saranno redistribuiti ai 27 paesi appartenenti. Non più 751 seggi ma 705 totali, riservando i “46” seggi rimasti a futuri nuovi membri dell’UE. Il nostro Paese potrà godere di 3 seggi in più, passando da 73 a 76 eurodeputati italiani.

In realtà il Parlamento Europeo, in origine, era formato da delegati che i parlamenti nazionali designavano fra i propri membri e secondo la procedura fissata. Quindi, l’elezione dei parlamentari europei avveniva in secondo grado e potevano essere indicati solo parlamentari. Inoltre, le modalità di delegazione, non erano uniformemente stabilite e si creava una piena libertà agli stati membri. Lo stesso trattato definiva questo sistema come “provvisorio”. Con la decisione di giugno e settembre 2002, sono state apportate alcune innovazioni in tema di rappresentanza al Parlamento Europeo, ovvero:

a) l’obbligo di adozione del sistema elettorale proporzionale.
b) l’incompatibilità di parlamentare europeo con quella di parlamentare nazionale.

Solo a partire dalle elezioni del 2004, si sancisce l’obbligo per gli stati membri di adottare un sistema elettorale proporzionale.

Dopo questa breve premessa, dove stanno, ancora oggi, le grandi perplessità?

Lo dico da diversi anni, votiamo per un organo che non ha pieni ed esclusivi poteri legislativi. Cosa crea questo?

Crea un problema di democraticità nelle scelte europee. Il Parlamento Europeo esercita la funzione legislativa e di bilancio insieme al Consiglio dell’Unione Europea e, quindi, non da solo!
Ma il Consiglio dell’Unione Europea chi lo elegge? In realtà nessuno, viene composto da rappresentanti di ciascun stato membro a livello ministeriale e rappresentanti regionali.

Negoziati e Triloghi, grandi richiami.

Nell’ambito della procedura legislativa ordinaria il Parlamento può avviare “negoziati” con altre istituzioni. Ne abbiamo sentito parlare per quanto riguarda Brexit e in realtà è spesso usato. Il Trilogo, invece, investe non solo il Parlamento e il Consiglio dell’UE ma anche la Commissione Europea. Il Trilogo avviene quando si ha lo scopo di raggiungere più rapidamente un accordo all’interno della procedura legislativa ordinaria, grazie alla mediazione della Commissione Europea. La Commissione Europea è forse l’organo più importante in quanto è l’organo esecutivo e propone l’iniziativa legislativa. Il suo Presidente viene eletto a maggioranza dei membri che compongono il Parlamento e lo stesso Parlamento può, attraverso la mozione di censura, obbligare i membri della Commissione a dimettersi collettivamente dalle proprie funzioni.

Perché allora non pensare a delle “Primarie europee istituzionalizzate” per decidere, in anticipo, chi dovrà essere il candidato Presidente alla guida della Commissione Europea?

Sarebbe, a mio avviso, una bella svolta che avvicina, ancor di più, noi cittadini europei alla scelta delle posizioni strategiche dell’Europa. Primarie che impegnerebbero eticamente e politicamente la maggioranza dei membri che compongono il Parlamento a votare/confermare la volontà popolare.

L’Europa non dev’essere ciò che oggi ci vorrebbero insegnare. L’Europa è un Miracolo. Il più grande progetto di Pace del nostro tempo. È il grande sogno di Altiero Spinelli quando a Ventotene scrisse un Manifesto molto importante in un periodo molto sfavorevole. L’Europa dev’essere quell’istituzione vicina e non lontana dai bisogni che oggi affliggono i paesi del Mediterraneo. Un’Europa progressista, non sovranista, che lega le grandi opportunità che Nord e Sud offrono ormai da diversi anni. Un’Europa a misura di giovane, una generazione Erasmus ma soprattutto una generazione Ryanair che da opportunità di crescita e di contaminazione tra i vari stati. Meno cortine di ferro e più interconnessioni in una diminuzione delle distanze.

Un trattato sbagliato, quello di Dublino che, per situazioni geografiche sfavorevoli, ha sacrificato l’Italia, negli anni, ad una falsa perequazione sul flusso migratorio.

Oggi l’UE è, tra tutte le istituzioni, quella che viene percepita più lontana dai bisogni dei cittadini. Non è un caso e, i fatti suesposti, sono stati in qualche modo responsabili della diminuzione del grado di affidabilità.

Pochi punti, quelli che si chiedono, per far sì che si ritorni ad essere il paese più europeista dell’Unione. E che l’Unione possa consumarsi in un orizzonte di Libertà. Restituire, quindi, ai paesi membri la virtù perduta, quella di poter decidere, di poter tornare a pensare in grande!

Dott. Andrea Reale
Responsabile HR – Sede di Catanzaro

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