UE: chi ha letto i trattati?

In questi tempi di agitato dibattito pubblico sentiamo spesso parlare di “Europa”, che poi sarebbe l’Unione Europea, ma è veramente chiaro di cosa si parla?

La domanda non vuole essere provocatoria.

Non si può essere specialisti in tutto e l’approfondimento richiede tempo, del quale secondo Seneca si sottovaluta sempre l’importanza (almeno finché si pensa di averne molto).

Procediamo dunque ad una sintesi.

L’Unione è un soggetto di diritto internazionale, la cui natura giuridica non è ad oggi ancora chiara agli esperti (per vari motivi che meriterebbero una autonoma analisi), generato dai trattati figli della storia dell’integrazione europea, che poi altro non è che la storia di altri trattati.

I due trattati che oggi fondano e regolano l’Unione sono il Trattato sull’Unione Europea (TUE) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), come modificati dal Trattato di Lisbona del 2007, e rappresentano il più recente sviluppo del percorso che vede il suo inizio nel 1957 con il Trattato di Roma, istituivo della Comunità Economica Europea.

I trattati citati sono solo quelli riguardanti l’Unione come organizzazione ed il suo funzionamento, per un quadro più completo: https://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/treaties/treaties-force.html?locale=it

E’ ben noto agli studenti di giurisprudenza di oggi, e sicuramente non solo a quest’ultimi, che gli atti normativi che derivano tout court dall’Unione Europea, dunque in particolare gli atti normativi nazionali emanati per recepire direttive UE, o direttamente atti della stessa Unione come i regolamenti (insieme alle norme delle direttive aventi “efficacia diretta”) ricoprono un ruolo di primo piano nel nostro ordinamento.

Precisiamo che le direttive non sono già di per sé vincolanti per i singoli e necessitano di essere recepite (secondo il procedimento previsto dalla L. 234\2012), ma le norme delle stesse aventi determinate caratteristiche, stabilite dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’UE, sono direttamente efficaci (a partire dalla storica sentenza del ’63 Van Gen Den Loos, Case 26/62), ossia creano direttamente in capo ai singoli diritti verso lo Stato e le sue articolazioni, che il singolo può far valere in giudizio, senza bisogno della intermediazione statale.

I regolamenti, a differenza delle direttive, vincolano i singoli già dalla data di entrata in vigore, alla stregua di un atto legislativo nazionale, senza il bisogno di atti statali di recepimento.

“Pareri” e “raccomandazioni” sono invece atti riconducibili alla categoria ambigua della “soft-law”, sui quali è impossibile soffermarsi senza complicare eccessivamente il discorso, e completano il quadro delle fonti UE insieme alle decisioni e alle sentenze della Corte di Giustizia, vincolanti per il giudice nazionale.

A partire dalla sentenza della Corte di Giustizia “Costa-Enel” del ’64 (Case 6/64) si è affermato il principio del primato del diritto dell’UE (trattati, atti normativi e giurisprudenza della Corte di Giustizia) sulle disposizioni degli atti legislativi dei singoli stati membri, a cui segue in giudizio la prevalenza della “norma UE” su quella statale: il giudice, qualora la disposizione statale non fosse applicabile in un’interpretazione conforme alla fonte UE, applicherà la norma che si ricava dal diritto dell’Unione al posto di quella statale.

Gli atti normativi dell’UE vengono definiti “atti di diritto derivato”, in quanto atti posti in essere con procedimenti descritti dai trattati, sulla base di attribuzioni proprie dell’organizzazione in forza dei trattati e che ovviamente risulteranno viziati se non conformi agli stessi.

Questo ci suggerisce l’importanza dell’argomento in esame.

La centralità del tema si comprende però ricordando che TUE e TFUE non hanno solo natura funzionale o organizzativa, ma contengono principi e disposizioni di carattere programmatico, alcuni dei quali estremamente importanti e di forte impatto.

Un esempio?  L’art. 3.3 del TUE, ed in particolare la formula “economia sociale di mercato fortemente competitiva”, ignota ai più, enuncia il modello economico proprio di tutti gli Stati membri, Italia compresa.

E’ necessario considerare che TUE e TFUE sulla base dell’art. 11 Cost., nell’interpretazione che ha espresso la giurisprudenza della Corte Costituzionale, ne assumerebbero nel nostro ordinamento almeno la stessa forza (con il solo limite dei “principi supremi”, come previsto dalla c.d. “teoria dei controlimiti”) e che i principi dei trattati europei sembrerebbero rappresentare, ad oggi, i veri ispiratori dell’attività politica nazionale o i vincoli alla stessa (a seconda dello schieramento).

Mi perdonino gli esperti per la sintesi estrema.

Per un ottimo approfondimento sul rapporto tra ordinamento italiano ed ordinamento UE: http://archivio.rivistaaic.it/dottrina/ordinamentieuropei/La%20sentenza%20Granital,%2023%20anni%20dopoII.pdf

In conclusione, una conoscenza dei trattati, di cui abbiamo chiarito l’importanza, aiuterebbe la comprensione dell’UE come organizzazione e dei suoi atti e sarebbe utile alla formazione di opinioni consapevoli: il vento che aziona le pale del mulino della democrazia.

Non è solo un bene che le persone discutano, ma è essenziale al funzionamento di un sistema democratico e più il dibattito pubblico è consapevole più ne giova la collettività.

Il tema “Europa”, senza una sufficiente conoscenza dei trattati, rischia invece tristemente di rimanere solo arena di scontro e non luogo di dialogo, nonché oggetto di un dibattito disinformato, l’ennesimo.

Un vero peccato, per un tema oggi così rilevante.

Giorgio Ghapios
Socio BeGov Milano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *