Il ruolo centrale della rendicontazione non finanziaria (DNF) e il progresso normativo

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La crescita delle nostre capacità tecnologiche, della richiesta di risorse naturali, della popolazione globale e l’apertura di mercati in crescita che necessitano di maggiori risorse, hanno cambiato le nostre prospettive sul mondo.

Siamo passati da una logica di sfruttamento intensivo a un approccio che tende a preservare le risorse e l’ambiente.

La società si è posta anche altri interrogativi riguardo l’equità e la sostenibilità del mondo in cui viviamo. Assistiamo a una sempre maggiore polarizzazione della ricchezza e dei consumi che sono concentrati nelle mani di pochi e siamo consapevoli di vivere in un sistema destinato a implodere se non verranno attuate politiche sociali che garantiscano la redistribuzione della ricchezza e l’equità.

Per provare a portare soluzioni sia in termini ambientali che sociali le Nazioni Unite, nel 2015, hanno prodotto un documento che indica 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) da raggiungere entro il 2030 (chiamata Agenda 2030). Per ognuno di questi l’ONU ha previsto un percorso pratico di attuazione in cui ogni obiettivo è interconnesso con gli altri.

La sostenibilità non è solo una questione di ambiente. Riprende e richiama fortemente le aziende, per tale motivo la Direttiva Europea 2014/95/UE ha richiesto agli stati membri dell’Unione di introdurre, a partire dal 1 Gennaio 2017, un nuovo obbligo in tema di dichiarazioni di informazioni di carattere non finanziario, per cui ragionevolmente il nuovo obbligo dovrebbe essere operativo per tutti già dal prossimo anno, in relazione all’esercizio 2019.

La funzione del documento è quella di offrire una panoramica completa sui risultati sociali, ambientali ed economici raggiunti dalle Aziende, fornendo informazioni ulteriori rispetto a quelle che possono desumersi dai semplici dati economico-finanziari.

Ciò che dunque era vista come una previsione volontaria di disclosure, adesso diventa un obbligo.

Appare ormai chiara la direzione dettata dalla normativa internazionale, a cui l’Italia ha subito aderito, per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni non finanziarie. Il mercato, in particolar modo gli investitori, diventano sempre più esigenti, richiedendo l’integrazione dei fattori ambientali e sociali, i cosidetti elementi ESG (Environmental, Social and Governance), nelle analisi dei rischi e delle prospettive future dei business.

L’informativa non finanziaria viene dunque sempre più ad essere un elemento, oltre che integrante, soprattutto fondamentale per tutte le informazioni strategiche e finanziarie necessarie a valutare un’azienda e comprenderne le prospettive future.

Uno studio svolto dalla Commissione Europea ha evidenziato come le imprese che pubblicano informazioni sui risultati finanziari e non finanziari adottano una prospettiva di più lungo termine nei processi decisionali, sostengono minori costi di finanziamento, attraggono e mantengono personale di talento, hanno migliori performance, hanno migliori relazioni con consumatori e stakeholders, minori e meno significative interruzioni dell’attività.

In Italia la direttiva UE è stata recepita con l’approvazione del D.Lgs. n. 254/2016 e riguarderà gli esercizi finanziari aventi inizio a partire dal 1° gennaio 2017, i quali dovranno presentare unitamente al bilancio, una dichiarazione di carattere non finanziario (“DNF”). 
Essa riguarda le informazioni ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione attiva e passiva. Richiamando tutti i 17 Obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030 – Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile.

La dichiarazione intende dunque proporsi come strumento fondamentale per gestire la transizione verso un’economia globale sostenibile, coniugando redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dell’ambiente.

Il legislatore italiano attraverso l’emanazione del Decreto ha introdotto una grande novità, ampliando le fattispecie previste dalla Direttiva, dando la possibilità anche agli enti non obbligati, che predispongono volontariamente la dichiarazione non finanziaria, di apporre su detta dichiarazione la dicitura di conformità al decreto (art. 7 Dichiarazioni volontarie di carattere non finanziario conformi).

Perché conviene a tutte le imprese, uniformarsi a tale fattispecie?

Perché la transizione ad un modello di business sostenibile è ormai inevitabile, è solo una questione di tempo. Le aziende che scelgono di ignorare ciò, aumentano esponenzialmente il rischio di fallimento futuro.


Dott. Vittorio Oliveto
Presidente BeGov

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