Dal Sardex al Bruzio: il fenomeno della nuova moneta “made in Cosenza”

 

In passato la moneta era merce al pari di tutte le altre, pur possedendo un tratto peculiare di divergenza dal resto: era provvista di requisiti fisici che ne consentivano la divisione in parti di peso variabile ma specificato, con, in aggiunta, l’agevolazione in tema di trasporto essendo il suo valore rispetto al suo volume non direttamente proporzionale ma molto più elevato.

Introdotta come mediazione nello scambio, rispetto alla meno agevole pratica del baratto, la moneta viene così intesa come riserva di valore. Varie sono state le sue sembianze nel corso dei secoli e i materiali adoperati: si possono annoverare, ad esempio, l’uso delle pietre, delle conchiglie o addirittura capi di bestiame e sale, fino ad arrivare all’impiego dei più disparati metalli. Quando vennero, in seguito, adoperati anche metalli preziosi come l’oro e l’argento, la materia impiegata conferì alla moneta una concreta personalità propria ed esclusività. Ed è proprio questa l’affermazione che ci consente di introdurre il focus su cui si concentra questo articolo. Il Comune di Cosenza ha coniato un nuovo strumento di pagamento, nonché una moneta, il Bruzio, in argento 800 di 26 millimetri di diametro e 9,5 grammi di peso. Il Bruzio, visto soprattutto il metallo utilizzato, ha già assunto le sembianze di una invitante e appetibile pietanza per i voraci collezionisti. I social straripano di richieste di acquisto, con quotazioni maggiori rispetto al valore nominale. Non ci resta che vedere se il giro di affari di 350 milioni generato dal Sardex in Sardegna verrà superato dal Bruzio. In realtà, l’idea di attuazione di questa nuova esperienza di conio deriva di una missione più nobile: l’obiettivo è di implementare il welfare redistributivo, in supporto di tutte le famiglie cosentine che versano in una condizione di criticità, persino nella gestione dei bisogni di primaria necessità.

Viviamo in una società in cui i diktat non negoziabili sono il lusso o la sua emulazione. Tutti vogliono possedere, o far solo finta di “avere”, trovando appagamento nel “postare” una foto sui social insieme al fantomatico oggetto che nella realtà non potranno mai comprare. Il vangelo moderno dichiara di millantare uno stato di benessere per essere qualcuno. Eppure, la realtà è testimone di un racconto differente: c’è gente che arriva a fine mese a stento, senza neppure la possibilità di provvedere ai bisogni basilari di sussistenza.

Dal latino oeconomĭa e dal greco οἰκονομία, la parola «economia», composta sul piano etimologico da οἶκος «dimora» e -νομία «-nomia», significa propriamente «amministrazione della casa».  E anche le classi più disagiate, non economicamente autonome, devono ricevere un adeguato sostentamento in ambito di capacità di consumo privato di prestazioni e risorse ritenute necessarie e sufficienti per gestire i bisogni individuali. L’economia non deve essere dunque socialmente neutra, ignorando le problematiche che quotidianamente affliggono gran parte della popolazione. Deve piuttosto “soccorrere” con le giuste politiche, avendo la potenzialità di determinare e influenzare, positivamente o negativamente, la vita di un paese e dei suoi cittadini.

Il Comune di Cosenza ha così cercato di attuare un utile piano di welfare, con la messa in atto di meccanismi di assistenza destinati unicamente alle famiglie più umili. Purtroppo, siamo ben lontani da un sistema di welfare generativo, in cui, mediante soluzioni inedite, si tenta di accrescere la redditività sociale delle risorse finanziarie a disposizione. Pur non considerando il destinatario del bruzio come un attivo ricettore di aiuto ma come semplice depositario di una risorsa, tale iniziativa è comunque da menzionare con toni assolutamente positivi.

“Esclusione-coinvolgimento-azione”: questa l’equazione.

Il Bruzio andrà a sostituire i tradizionali sussidi economici, come i buoni spesa e i voucher sociali. La moneta, presentata ufficialmente nel mese di dicembre, con la partecipazione del Sindaco Mario Occhiuto e l’Assessore ai Tributi e all’Innovazione Lino Di Nardo, fautore dell’idea, sarà distribuita alle 1211 famiglie beneficiarie, in possesso dei requisiti previsti dal Comune di Cosenza, ben delineati in un avviso pubblico al fine di semplificare l’operazione di concessione del sussidio. Innanzitutto, è richiesta la residenza nel Comune di Cosenza e la dichiarazione ISEE relativa ai redditi conseguiti nel 2017 deve attestare una condizione di grave disagio economico. Si può così procedere con la distribuzione delle monete, nello specifico quattro monete a famiglia dal valore nominale di 20 € e totale di 80 €, erogate presso l’economato di Palazzo dei Bruzi. Le monete, da spendere interamente, non potendo essere corrisposto alcun resto, possono essere utilizzate entro e non oltre il 30 novembre del 2019. Naturalmente alcune aziende cosentine hanno risposto all’avviso pubblico bandito dal Comune e ben 24 operatori commerciali hanno così aderito al progetto. Questi, dopo aver incassato i Bruzi, possono richiedere, non prima del 1° luglio 2019 e non oltre il 31 dicembre dello stesso anno, la trasformazione in euro, al valore nominale. Tra le attività commerciali entusiaste del progetto, si possono menzionare non solo supermercati ma persino farmacie e centri diagnostici.

La circolazione del Bruzio sarà dunque di fondamentale sostegno per l’economia locale, scoraggiando la circolazione della moneta al di fuori della comunità cosentina e frenando il più possibile l’arricchimento di attività forestiere. Ed è esattamente questa la congiuntura idonea per porre i nostri riflettori sull’effige che campeggia sul retro della moneta.

Risale al 1221 la riforma monetaria ideata da Federico II di Svevia, mediante la quale riorganizzazione economica era esplicito l’intento di accelerare un processo di eliminazione della circolazione di denari forestieri nella parte continentale del Regno, imponendo conseguentemente l’utilizzo dei nuovi denari imperiali. Questi erano proprio d’argento e dovevano fungere da moneta esclusiva per tutte le transazioni interne.

Oggi Federico II di Svevia viene, nel Comune di Cosenza, richiamato in vita grazie al potere della sua effige e alle reminiscenze in campo economico che l’imperatore del Sacro Romano Impero porta con sé.

Non ci resta che attendere per vedere a che risultati porterà l’adozione di questo alternativo sistema economico, sperando, in caso di successo, che si possa replicare accontentando le richieste di tutti gli ipotetici beneficiari.

Ylenia Viola
Socio BeGov Unical

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *