Codice rosso per la sanità

“L’Italia resterà senza medici da qui al 2025”, “Per fronteggiare le carenze si ricorre a pensionati e a medici dell’esercito”

Questi sono solo alcuni dei titoli che riecheggiano in questi giorni sul web, nelle edicole e nelle televisioni. Ormai non si contano più gli articoli e i servizi che affrontano la nuova emergenza italiana: la carenza di medici. Quello che all’opinione pubblica non è ancora chiaro è che in realtà in Italia i medici ci sono, quelli che mancano sono gli specialisti.

In breve, alla fine del Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia, il neolaureato non è ancora arrivato alla cima della sua formazione. Dopo un test d’ingresso durissimo, dopo 6 anni di studio e 3 mesi di tirocinio per accedere all’Esame di Stato e diventare definitivamente medici, è necessario superare un altro test di ingresso per accedere ai corsi di specializzazione. La durata di un corso di specializzazione è di 4 o 5 anni, dopo i quali si diventa specialisti nel proprio settore. Sono proprio queste ultime figure a mancare attualmente.

La risposta del governo a questa situazione è arrivata la sera del 26 giugno con un post del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, nel quale si annuncia l’aumento dei posti per i corsi di laurea a numero chiuso di Medicina e di Odontoiatria.

Questa proposta è stata per gli attuali studenti quanto mai deludente. Non perché, come si legge in qualche commento al post, noi studenti siamo già baroni e temiamo che qualcuno di esterno possa intaccare la casta. Il motivo per cui siamo così indignati viene schematizzato brillantemente dalla regola dell’imbuto: se si aumenta l’imboccatura larga, ma quella stretta resta uguale, l’imbuto continua a rilasciare sempre la stessa quantità di liquido.

Un po’ di numeri per capire meglio. Secondo i dati di Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri, ogni anno si laureano circa 10mila studenti mentre fino a quest’anno i posti nelle scuole di specializzazione erano 6100 e quest’anno sono aumentati a 8000. È evidente la differenza tra il numero dei laureati e quello di chi entra in specializzazione. Già adesso ci sono migliaia di medici laureati ed abilitati, che non hanno avuto accesso alle scuole di specializzazione proprio perché il numero di borse a disposizione è insufficiente.  Chi non supera il test deve stare fermo per un anno, aspettando quello successivo e, ovviamente, andrà a sommarsi agli studenti laureati dell’anno seguente. In pratica, un ingorgo continuo che rende di fatto disoccupati migliaia di giovani medici. Ne consegue che anche se i posti a medicina fossero “solo” 1500 in più in tutta la penisola, si andrebbero comunque ad accumulare: un cane che si morde la coda.

Alla luce di questo non stupisce che gli studenti abbiano alzato la voce. Più di 10mila in meno di dodici ore sono stati i commenti sotto l’infelice post del Ministro Bussetti, tutti con l’hashtag #raddoppiateleborsedispecializzazione. Una protesta pacifica ma unanime, scaturita dalle ultime dichiarazioni del governo sul caso, ma frutto di una esasperazione accumulatasi nel tempo. Non serve aumentare i posti per il corso di laurea, l’unica strada percorribile attulamente è aumentare le borse di specializzazione.

Non smetteremo mai di ripetere che il populismo e la demagogia non sono mai la soluzione. Non si possono affrontare, né tantomeno risolvere, problemi complessi a suon di comunicati semplicistici dell’ultima ora. È necessaria una programmazione. Sono fondamentali degli investimenti per rendere possibile l’ingresso nel mondo del lavoro per tutti i giovani medici.

L’Italia non merita una sanità mediocre. Noi non meritiamo la disoccupazione.

Dott.ssa Anna Aquilino
Team BeGov Foggia

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